37. I mongoli e l'Europa: i viaggi dei Polo.

   Da: Y. Renouard, Le citt italiane dal decimo al
quattrodicesimo secolo, Rizzoli, Milano, 1975

 L'unificazione asiatica da parte dei mongoli aveva aperto la
strada del Medio e dell'Estremo Oriente agli europei, che in
qualit di mercanti, ambasciatori e missionari - o di tutte e tre
le funzioni insieme, come sembra verificarsi nel caso dei
veneziani Polo, in viaggio alla volta della Cina - cercavano di
avvantaggiarsi della provvisoria sconfitta araba.


   Le vie direttrici del grande commercio veneziano sono dunque
ormai delineate, ma verso Oriente mantengono sempre un'importanza
maggiore che verso Occidente: in Oriente, ben pi che in
Occidente, si dirigono generalmente i commercianti veneziani.
L'esempio pi celebre e pi tipico  quello della famiglia Polo.
   I fratelli Matteo e Niccol Polo avevano a Costantinopoli il
centro dei loro affari all'estero; ed a Costantinopoli essi si
recano nel 1253, lasciando a Venezia la giovane moglie, incinta
dello stesso Niccol. Da Costantinopoli, i fratelli Polo
organizzano un viaggio fino a Soldaia, in Crimea, dove si era
stabilito il loro fratello maggiore; di qui essi ripartono per
raggiungere con le loro mercanzie il khan dei Tartari occidentali
a Bolgar (Upsensko, vicino alla confluenza del Volga e del Kama),
ma, essendo scoppiata la guerra fra il khan ed uno dei suoi
vicini, sono costretti ad internarsi nell'Asia centrale allo scopo
di raggiungere una strada, indiretta ma sicura, che li riconduca a
Costantinopoli. Questa deviazione li porta fino a Buchara, dove
incontrano il Gran khan dei Tartari, Qubilai, regnante su tutta
l'Asia centrale ed orientale. Questi, vedendo di buon occhio la
possibilit di conoscere dei Latini e di concludere, se se ne
desse l'opportunit, un'alleanza con i cristiani contro i
musulmani, li incaric di una missione presso il papa.
   I due fratelli tornarono a Venezia, attraverso Acri, nel 1269,
sedici anni dopo la loro partenza. La moglie di Niccol Polo era
morta; Niccol vide per la prima volta il proprio figlio, Marco,
allora in et di quindici anni, e decise di condurre il giovane
con s nel viaggio che stava per intraprendere nuovamente, con
Matteo, nel 1271, per portare a Qubilai la risposta del nuovo
papa, Gregorio decimo, del quale si era dovuto attendere
l'elezione per due anni.
   Partiti da Laiazzo, i viaggiatori attraversano l'Anatolia,
l'Armenia, l'altopiano iranico; dopo una puntata in direzione del
Golfo Persico, che toccano ad Hormuz, raggiungono il Pamir
attraverso il deserto del Corassan. Fanno tappa in tutte le oasi
del Turchestan orientale, ai piedi dei monti Kuen-Lun: Kachgar,
Iarkand, Kotan, Lop. Da quest'ultima localit essi attraversano in
nove giorni il deserto di Gobi, ed entrano in Cina da Sa-Ciu,
antica capitale di Gengis khan, nella quale era giunto nel 1241
Giovanni da Pian del Carpine [missionario francescano].
   Nell'estate del 1275 arrivano alla residenza di Qubilai, a Chan-
Tu, e lo accompagnano nella sua nuova capitale, Khanbalik,
l'attuale Pechino. Il Gran khan accoglie gentilmente i fratelli
Polo, ed avendo notato l'intelligenza e la capacit del giovane
Marco ad esprimersi in diverse lingue lo prende al proprio
servizio; nel 1278 lo incarica di una ambasceria nello Yunnan, in
una missione che conduce Marco Polo ad attraversare tutta la Cina,
dal settentrione al meridione, ed a penetrare in Birmania fino a
Pagan, sull'Irrawaddy.
   Dopo il suo ritorno a Pechino, il Gran khan fa entrare Marco
Polo nel suo consiglio privato e gli affida per la durata di tre
anni il governo della citt Yang-Ciu. In tal modo, circondato dal
lusso e dal rispetto che competono a un rappresentante
dell'autorit sovrana, Marco Polo percorre la Cina in ogni senso:
la descrizione del paese da lui lasciata si appoggia
contemporaneamente sulle sue osservazioni personali e sui
ragguagli di carattere amministrativo che, data la sua posizione,
egli era in grado di raccogliere. Divenuto alto funzionario, Marco
Polo non pot pi dedicarsi al commercio con la stessa continuit
del padre e dello zio; ma certamente ne facilitava i traffici.
   Malgrado lo stupefacente successo che avevano ottenuto, i tre
Polo, da veri uomini d'affari italiani, rimpiangevano tuttavia
Venezia ed ardevano dal desiderio di tornarvi, una volta fatta
fortuna, per concludere in patria la loro esistenza. Per molto
tempo Qubilai si oppose alla loro partenza, ma un'occasione si
present nel 1291: una principessa mongola doveva recarsi in
Persia per sposarvi un parente di Qubilai. Marco Polo, che era
appena rientrato per mare dall'India, ottenne l'incarico di
accompagnare la principessa e, con il padre e lo zio, part per la
Persia e l'Europa, facendo il periplo dell'Asia orientale e
meridionale; attraverso il mare della Cina, la Cocincina, Malacca,
Sumatra, le isole Nicobare e Ceylon raggiunse la costa del
Malabar, dove raccolse preziose informazioni a proposito delle
coste e delle isole africane bagnate dall'oceano Indiano. Infine,
facendo tappa ad Ormuz, raggiunse la Persia, da dove, accompagnati
da una scorta reale, i Polo arrivarono a Trebisonda, e da qui
rientrarono a Venezia nel 1295.
   Essi avevano cos percorso due delle tre principali vie
d'accesso all'Estremo Oriente, cio la via dell'Asia centrale e la
via dell'oceano Indiano; avevano visitato tutti i paesi dell'Asia
orientale, all'interno dei quali erano stati preceduti da ben
pochi viaggiatori europei. Certamente essi furono i primi a
rivelare queste terre al mondo cristiano mediante il racconto che
fece del viaggio il pi giovane fra loro, Marco Polo.
   Di ritorno a Venezia, infatti, Marco Polo racconta ci che ha
visto in Estremo Oriente; le sue descrizioni gli valgono la
reputazione di meraviglioso narratore, ed i Veneziani del
quartiere di San Giovanni Crisostomo nel quale  andato ad abitare
pongono una certa quale ironia nel soprannome di messer Milione
[a voler significare l'enormit dei suoi racconti] che gli viene
dato, e che perpetua il suo ricordo nella Venezia di oggi (corte
del Milione). Torna a dedicarsi personalmente agli affari, dai
quali forse le sue funzioni amministrative alla corte di Qubilai
non l'avevano completamente distratto; ci sono rimasti diversi
documenti che attestano la sua attivit commerciale, e si pu
prestar fede al cronista Jacopo d'Acqui quando afferma che proprio
gli affari avevano attirato Marco Polo a Laiazzo, dove la nave
nella quale egli si trovava fu catturata da una squadra genovese,
nel corso di una guerra fra Genova e Venezia. Condotto a Genova,
raccont i propri ricordi ai compagni di prigionia; uno di loro,
Rustichello di Pisa, ebbe l'idea di mettere per iscritto la
narrazione meravigliosa, e lo fece in una forma tale da incontrare
un grande successo presso i lettori abituati alle dame di bellezza
ideale ed alle avventure meravigliose dei romanzi cavallereschi
allora in voga.
   Uscito dalle prigioni genovesi in seguito alla stipulazione
della pace, Marco Polo riprese a Venezia la sua vita di uomo
d'affari; si spos, ebbe tre figlie, e mor l'8 gennaio 1324
all'et di settant'anni.
   Il Milione  la pi interessante testimonianza che ci sia
pervenuta sulla mentalit degli uomini d'affari veneziani del
tredicesimo secolo; gli appunti presi durante il viaggio dal
giovane Marco gli permettono di ricostruire con precisione
l'itinerario da lui seguito nelle spedizioni condotte per anni
attraverso il continente asiatico. Doveva trattarsi di un diario
composto di schede, redatte senza dubbio in francese, secondo le
osservazioni filologiche di Luigi Foscolo Benedetto [1886-1966,
critico]; ogni citt o regione erano oggetto di una scheda che
raccoglieva sempre gli stessi elementi: religione degli abitanti,
loro abitudini e costumanze, densit della popolazione, prodotti
locali e prodotti giunti nella zona per vie commerciali,
indicazioni su animali e piante locali sconosciuti in Europa,
abbondanti dati numerici. In un certo senso, il libro di Marco
Polo pu paragonarsi ad una sorta di inventario delle ricchezze
dell'Oriente; le immense citt, Khanbalik, Zaitun, Chinsai,
descritte dall'autore con entusiasmo, rappresentano per i
Veneziani soprattutto dei prodigiosi mercati dove affluiscono
prodotti di ogni genere e dove accorre in continuazione una folla
di consumatori e di artigiani. Guida dell'uomo d'affari europeo
nel campo sterminato dei prodotti rari e preziosi dell'Asia, il
Milione ha anche contribuito, con la sua fondamentale
testimonianza a proposito di Cipango, a spingere Cristoforo
Colombo nel suo viaggio verso Occidente.
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